Ciambella "dura" o Brazadela - La Fucina Culinaria
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Ciambella “dura” o Brazadela


In casa mia è chiamata ciambella dura,ma forse è più conosciuta come “Brazadela”: dolce tradizionale emiliano,da intingere nel vino.
Per me è soprattutto un dolce di casa,che mi accompagna dall’infanzia.
Ricetta della Nonna Teresina,che ho scoperto essere identica a quella delle Sorelle Simili.
La nonna lavora l’impasto velocemente usando il burro sciolto,io,che non ho il suo tocco magico,ottengo un risultato migliore come friabilità lavorandola come una frolla con il burro ambiente (Simili docet).

CIAMBELLA DURA
Ingredienti:
Farina 500g
Burro a temp ambiente 200g
Zucchero 200g
Latte 25g
Lievito chimico 1 bustina
Uova 2 (usare uova grandi)
Scorza di un limone grattuggiata

Procedimento:

Fate la fontana, mettete al centro tutti gli ingredienti ad eccezione del lievito chimico, e battete il tutto fino ad ottenere una crema, copritela con la farina dell’anello e spargetevi sopra il lievito chimico setacciandolo.

Insinuare la spatola sotto l’impasto e sollevarlo scuotendolo,così da distribuire il lievito e contemporaneamente fare assorbire la farina.

Non lavorare mai con le mani,ma solo con la spatola dal basso verso l’alto: ammassate l’impasto in questo modo, fino a quando tutta la farina è stata assorbita e poi fatelo rotolare sul tagliere, dandogli dei colpi con la mano ma senza schiacciarlo.

Con il quantitativo suddetto si ottengono 2 ciambelle delle dimensioni della foto
Per realizzarle: dividete l’impasto in due parti e formate due filoni (che volendo potete cuocere tal quali) che chiuderete ad anello sopra ad una teglia ricoperta da carta da forno .
Ci si può sbizzarrire nel realizzare le forme che più piacciono!
Pennellare le ciambelle con uovo sbattuto e cospargerle con lo zucchero in granella.

Cuocere in forno a 180°C per 25-30min.
Questo impasto è la base per altri dolci come le raviole o la pinza (che si prepara per Natale).

2 Comments
  • Che buona!!
    A me piace perchè assomiglia alle ”s” l’impasto.

    18 luglio 2008 at 9:14
  • Ciao Rita, io sono di Sala Bolognese, quindi so bene di cosa parli! Che bello ricordare quando, da piccola, dopo un lauto pranzo domenicale in famiglia, a noi bimbi veniva concesso un goccino di vino in cui tocciare la brazadela!!! Ciao, Monia.

    11 marzo 2015 at 10:48

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